Cosa sta accadendo, a livello europeo, nella filiera di produzione dei rimorchi leggeri.


Come abbiamo palesemente osservato nelle ultime settimane, il Covid-19 purtroppo non ha solo messo in ginocchio le economie generali dei paesi, ma ha offerto e sta offrendo, solo a pochi, delle golose opportunità di arricchirsi a discapito, come al solito, del cittadino comune che nel nostro caso è conosciuto col nome di "cliente".


A livello mondiale, i grossi produttori di metalli pesanti, nello specifico ferro, zinco ed alluminio, hanno sofferto dei lock down e delle continue quarantene dei dipendenti, disposte dalle relative autorità sanitarie locali, sia in caso di contagio multiplo (a seconda dei paesi se si contagiavano più di tot dipendenti si chiudeva la produzione per 10-20 giorni), sia di contagio singolo anche indiretto (parenti dell'operaio malati di Covid-19 che costringevano lo stesso a fare quarantena preventiva nel proprio domicilio).

Lo stesso dipendente poteva quindi assentarsi dal lavoro anche più volte, inficiando negativamente sulla capacità produttiva della fabbrica.


Con i portafogli ordini pieni e con praticamente una media del 25% di personale presente nelle fabbriche, si è creato un imprevisto rapporto domanda/offerta sui prodotti di base: a livello di mercato generale certo, ma nello specifico, nel nostro mondo dei rimorchi, si parla di barre di ferro e lamierati per produrre telai, costo della zincatura, pianali, prodotti fondamentali come illuminazione, cavi, cerchi e gomme, accessori.


Se dopo il primo lock down di Marzo-Giugno 2020 si era riusciti a rimuovere un po' questo "tappo", con la seconda ondata del virus e le relative restrizioni dell'inverno 2020-primavera 2021 la situazione è degenerata e non poco.


Sui mercati finanziari mondiali si è visto, un esempio fra tanti, l'alluminio guadagnare il 59% in 10 mesi, cosa che ad oggi è esplosa tra le mani dei produttori di metalli pesanti che, guarda caso, hanno ribaltato a loro vantaggio questa situazione e stanno forzatamente aumentando i prezzi.


Nell'inizio 2020 le meccaniche per rimorchi erano disponibili in 2-3 settimane, oggi ci vogliono 3-4 mesi, alcuni accessori arrivavano per corriere in 10 giorni, oggi 8 settimane. Cosa si dovrebbe fare in questo momento di difficoltà e mancanza di risorse? Molti stanno accaparrandosi merce, meccaniche, accessori, facendo ordini su ordini ma subendo, da fine marzo a fine maggio 2021 ancora aumenti su aumenti delle materie prime; altri invece stanno a guardare alla finestra, gestendo le scorte come facevano prima delle restrizioni Covid-19, quindi gestendo il riordino appena dopo l'ordine del cliente ed il relativo acconto.


Certo è lapalissiano che si stia creando una discrepanza notevole tra il cliente che (soprattutto oggi) è abituato a volere tutto e subito, ad andare nelle mostre a vedere il famigerato "pronta consegna" (che oggi sembra più un miraggio ed un argomento per una puntata di Quark) per poter anche acquistare con "gli occhi", ed il produttore/rivenditore che avendo in pochissimi giorni venduto tutto ciò che aveva disponibile in stock adesso si ritrovi a combattere con un mercato che purtroppo non è più lo stesso di ieri.


Tutto questo mentre gli ordini continuano ad arrivare a raffica nelle sedi produttive dei metalli pesanti (ma non solo, anche i costi delle materie plastiche stanno aumentando vertiginosamente e la relativa domanda è esplosa) e non ci sia disponibilità al momento di alcunché: resta il fatto che con i portafogli pieni di ordini, con la finanza che pompa a livello toro, oramai i grossi produttori hanno in mano il mercato e COSTRINGONO il settore secondario ad acquistare ai loro prezzi che cambiano (verso l'alto) continuamente.

Ma a scapito di chi? Del cliente finale, è ovvio, il quale magari a febbraio 2021 aveva chiesto un preventivo per un rimorchio ad un prezzo ed oggi se lo trova maggiorato del 20-30%.

Come se poi la colpa fosse del produttore del rimorchio stesso, il quale invece si trova tra l'incudine ed il martello a lottare ed a discutere perché alcuni gli danno del "disonesto".


Ma come mai il cliente arriva a tale comportamento nei confronti del produttore/rivenditore? Semplice: perché nessuno informa i cittadini di questa situazione. Si continua solo a parlare di virus e di vaccini, cosa poi sta succedendo all'economia reale europea (nel nostro caso) non è dato di saperlo. Spiegandosi meglio, le informazioni vengono dal basso e quindi quasi mai comprese, poiché in un primo momento risultano non attendibili.


C'è poi un'altra ombra nell'economia mondiale, una situazione parallela che coinvolge i mercati: i grossi produttori di materie prime stanno gestendo in outsourcing in Cina gli ordini di prodotti su cui marginare di più, ma sappiamo bene che per molte settimane non arrivavano le navi per consegnare i relativi containers: ne consegue che i trasporti da questo paese verso l'Europa hanno oggi dei costi maggiorati fino al +75% rispetto allo scorso anno.


Quale sarà l'effetto boomerang che ancora una volta subirà il cliente? Che lo stesso, pensando di cercare il prodotto al miglior prezzo, al posto di fare un ordine e ricevere magari il rimorchio in 3 mesi, ignaro del tutto, perda del tempo ed alla fine ne dovrà attendere 6 di mesi.

E magari tra 6 mesi si ritrova il prezzo ancora aumentato.

Guardiamo ad esempio cosa sta accadendo nel mercato delle automobili nuove: finiti gli stock di pronta consegna, si dovranno attendere 8-10 mesi prima di avere un'auto nuova, ma già vi sono rumors di aumenti dei listini in autunno. Che coincidenza, non notate?

Ergo, potrebbe darsi il mercato della domanda si contrarrà, fino a che forse tutto questo arriverà a normalizzarsi?

Oppure, considerato che l'essere umano riesce ad abituarsi a tutto (ricordo nel 2002 il cambio Lira-Euro con il raddoppio dei prezzi di tutti i beni), prima o poi si abituerà a pagare tutto di più?


Il consiglio che io, dal mio piccolo, posso dare a chiunque oggi necessiti di un rimorchio leggero, soprattutto ai professionisti, ma anche ai privati, soprattutto in questo momento storico in cui da Febbraio 2021 il Ministero dei Trasporti con un decreto semplificazione ha permesso di cancellare il collaudo fisico dei ganci traino presso le motorizzazioni civili, è quello di non aspettare a decidere.


Molto probabilmente in estate ci sarà una domanda ancora maggiore ed i tempi di attesa potrebbero essere di 6 mesi e più: mi viene in mente il mercato dei rimorchi da street food, bloccato fino a che il nostro governo non ha deciso di riaprire leggermente i rubinetti degli eventi all'aperto e poi esploso nel vero senso della parola: in 4 settimane è arrivato un numero di ordini pari addirittura a quello del del terzo trimestre 2020.

Tutti ovviamente vorrebbero il loro rimorchio in 1 mese, ma non sussistono purtroppo le condizioni.


Che cosa accade in questi casi? Che fisiologicamente i tempi di attesa raddoppiano o triplicano, fino a che non finisce la stagione, rischiando che tutto si richiuderà nuovamente per una terza ondata oppure per le varianti del virus, oppure per un altro vaccino, o se qualcuno addirittura resterà col cerino in mano ed i magazzini pieni…


I nostri nonni ci dicevano "ai posteri l'ardua sentenza", ciò che mi sento di dire è che in questi momenti difficili, in cui anche ordinare un assale per un rimorchio che deve affrontare una semplice revisione in motorizzazione ha la stessa difficoltà di scalare l'Everest in costume da bagno, le persone che hanno passione del proprio lavoro non cambieranno atteggiamento.

Mi riferisco a tutte quelle piccole e medie imprese, la maggior parte a gestione familiare, che il modo di accontentare il proprio cliente lo troveranno di sicuro.

Diverso sarà invece per le grandi aziende, in cui il cliente è soltanto un numero, in cui magari la mancanza di fatturato verrà colmata dal maggior guadagno che deriverà dalle vendite e con qualche taglio al personale.


La differenza si noterà. Sempre.


Di contro, a parer mio, in tutti i campi, in tutti i settori, il cliente dovrà acquisire ancor di più quella metodologia di comprensione, di educazione e di rispetto nei confronti di chi vive del proprio lavoro.


Questa epoca lo richiede più che mai. Ricordate che siamo tutti alleati, non nemici.


Massimo Epifani


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